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Siamo entrati nel terzo millennio da quasi venti anni. Non è certamente un caso che in un periodo di transizione così importante venga dato alle stampe un Commentario sulla Hatapradipika. Percorrendo all’indietro la linea del tempo, ci troviamo nella “realtà italiana yoga” degli anni 60 con Carlo Patrian a Milano , A. Naim a Firenze, Scandurra e Bretto a Roma.
Erano gli albori, insegnava un tipo di yoga basato principalmente sugli Asana. Con particolare riferimento al rilassamento, esercizi di respirazione e accenni di meditazione. Cosa comprendevano in quel tempo gli allievi delle scuole di yoga?
Certamente quasi nessuno aveva sentito parlare di Kriya, mudra, bandha etc Yoga. A quel tempo, lo yoga era un richiamo per molti di “vip”.
In Gran Bretagna, Hittleman insegnava yoga alla tv per rendere i corpi più belli.
In Australia R. Blair lo insegnava per la salute o per ridurre peso e fianchi. Ma, esistevano anche sparuti gruppi di persone che praticavano uno yoga (Vedanta) più profondo, come quello fondato da Hari Prasad Shastri in Gran Bretagna. Nella Svizzera, troviamo E. Haich e Yesudian che insegnavano Asana e respirazioni. In Belgio operava Andrè Van Lysebeth.
Lentamente cambiò il concetto all’approccio yoga. Si iniziava intravedere lo yoga della meditazione trascendentale di Maharsi, che, si suppone, sia stato il guru di un famoso quartetto musicale inglese.
Lo yoga serviva scientificamente ridurre l’ansia e stress.
E in India? In India, erano già sorte negli anni ‘20 e ‘50 scuole prestigiose di yoga.
Nel nostro primo viaggio in India (1977) ci furono date e confermate indicazioni precise riguardo le scuole di yoga dell’epoca che erano 3.
Nel tempo abbiamo potuto ricevere assimilare le tradizioni di queste scuole. Inoltre con il passare del tempo esponenti stimatissimi dei 3 citati precedentemente hanno viaggiato il mondo per trasmettere la Scienza della Coscienza. Questa Scienza della Realizzazione non è cambiata. È cambiato il “nostro” concetto dello yoga, della teoria e della pratica. Oggi occorre comprendere come integrare la propria personalità ai più alti livelli ed essere coscienti simultaneamente di tutte le nostre energie e delle loro interazioni.
L’approccio integrale, afferma che ogni parte esistente è importante.
Se l’integrazione significa che il tutto è composto di parti in armonia, questo deve essere il risultato di un approccio alla pratica o olistica; ciò comporta un impegno accademico-sociale e personale universale. Trasmessa la tradizione, i maestri indù risiedono principalmente nelle loro sedi, e dei loro insegnamenti, vi sono eccellenti ramificazioni in Italia. Noi, ricevuto l’insegnamento, lo mettiamo a disposizione di tutti gli adhikarin. Questa è la dimostrazione che la perseveranza e un cuore puro nello studio della pratica yoga portano al Compimento. Tale libro è il risultato ringraziamento a quanti abbiamo citati e i Maestri Segreti ed è solo l’inizio di una ricerca.

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